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Citocromo P450
Numero EC
1.14.14.1 Nome sistematico
substrato,flavoproteina ridotta: ossigeno ossidoreduttasi (RH-idrossilante o -epossidante)
Altri nomi
monoossigenasi microsomiale; xenobiotico monoossigenasi; aril-4-monoossigenasi; aril idrocarburo idrossilasi; P450 microsomiale; monoossigenasi legata a flavoproteine; flavoproteina monoossigenasi
Banche dati
La famiglia del citocromo P450 (EC 1.14.14.1[1]) è una superfamiglia enzimatica di emoproteine presente in tutti i domini dei viventi, appartenente alla classe delle ossidasi a funzione mista. Le reazioni catalizzate dalle isoforme del citocromo P450 prevedono il trasferimento di un atomo di ossigeno dall'ossigeno molecolare ad un substrato organico, con riduzione del secondo atomo di ossigeno ad acqua secondo lo schema generale: RH + O2 + 2H+ + 2e– → ROH + H2O Esempi di reazioni catalizzate dal citocromo P450 sono l’ossidrilazione di composti alifatici o aromatici, la formazione di epossidi e l’ossidazione di alcoli. Gli elettroni necessari alla reazione possono essere forniti dall’NADP(H) o dall’NADH attraverso altri enzimi come la ferredossina, il citocromo b5 e l’NADP(H) citocromo p450 reduttasi, contenente FAD ed FMN come gruppi prostetici. Nella fase I dell'eliminazione di composti xenobiotici da parte dell'organismo, i substrati della reazione sono rappresentati da molecole lipofile in cui l'attacco di ossigeno aumenta l'idrofilicità e favorisce l'azione dei successivi enzimi detossificanti ed il conseguente smaltimento. Si stima che una singola isoforma di citocromo P450 sia responsabile della degradazione e dell'eliminazione di circa il 50% dei farmaci noti. Oltre alle reazioni di eliminazione di composti esogeni, il citocromo P450 è coinvolto nella biosintesi del colesterolo e nella steroidogenesi degli ormoni stereoidei. A livello cellulare, negli eucarioti le isoforme del citocromo P450 si ritrovano principalmente legate alle membrane del reticolo endoplasmatico liscio ed alla membrana mitocondriale interna tramite le regione N-terminale idrofobica, in particolare nella frazione microsomiale delle cellule epatiche.
modifica EtimologiaIl citocromo P450 deriva il suo nome dal caratteristico picco Soret di assorbimento massimo ad una lunghezza d'onda di 450 nm, quando il ferro del gruppo eme si trova nello stato ridotto Fe2+ e legato al monossido di carbonio[2]. modifica NomenclaturaI singoli enzimi componenti la famiglia dei citocromi P450 sono identificati attraverso la sigla comune "CYP" seguita da un numero arabo indicante la famiglia (>40% di omologia di sequenza), una lettera in maiuscolo che definisce la sottofamiglia (>55% di omologia di sequenza) ed un secondo numero arabo che specifica il singolo gene[3](es. CYP1A1). Convenzionalmente, i geni corrispondenti agli enzimi sono indicati con il medesimo nome, ma con caratteri scritti in corsivo; ad esempio il gene CYP2E1 codifica per l’enzima CYP2E1. modifica Meccanismo di reazioneIl centro catalitico di reazione del citocromo P450 è il gruppo eme, in cui un atomo di ferro è legato non covalentemente ad un residuo cisteinico altamente conservato in tutte le isoforme conosciute. Il meccanismo di azione del citocromo è differente a seconda del tipo di reazione catalizzata, ma può essere schematicamente riassunto in quattro fasi:
modifica Isoforme nell’uomoNell’uomo sono state sinora identificati più 63 geni codificanti per isoforme del citocromo P450, di cui 57 geni completi e 5 pseudogeni, divisi in 18 famiglie e 43 sottofamiglie, espressi nel fegato ed in altri tessuti come il tratto gastrointestinale, i reni, i polmoni, la cute ed il sistema nervoso centrale[4]. Le funzioni svolte dal citocromo P450 nell’uomo sono di ossidazione ed eliminazione di sostanze endogene, come la bilirubina derivante dal metabolismo dell’emoglobina, e di sostanze esogene, come inquinanti e farmaci, ma comprendono anche la regolazione dei livelli di concentrazione degli ormoni steroidei, come gli estrogeni ed il testosterone, la biosintesi del colesterolo ed il metabolismo della vitamina D. Un’ulteriore funzione svolta dal citocromo P450 a livello della barriera ematoencefalica è l’autoregolazione vascolare. Nella grande maggioranza dei casi una singola isoforma di citocromo P450 può presentare specificità multiple e catalizzare l’ossidazione di più substrati diversi, anche con differenti tipi di reazioni. modifica Metabolismo dei farmaciLa famiglia del citocromo P450 rappresenta il principale meccanismo di detossificazione dell’organismo per i farmaci, ed è una delle cause alla base della variabilità del rapporto dose\risposta in soggetti differenti che assumono lo stesso farmaco[5]. Il differente range di risposta può infatti derivare, oltre che da fattori fisiologici come l’età, il sesso e lo stato di salute dell’individuo, da una differente velocità di metabolizzazione del principio attivo, derivante a sua volta da un polimorfismo genetico nel citocromo P450. Un più lento smaltimento della molecola farmacologicamente attiva può portare ad una sua eccessiva permanenza nell’organismo, e quindi al manifestarsi di effetti collaterali dovuti al sovradosaggio, mentre un’eccessiva attività del citocromo aumenta la velocità di smaltimento del farmaco e può portare ad una diminuzione del suo effetto o anche alla mancanza di effetti clinici. Lo studio genetico ha portato all’individuazione di almeno tre classi fenotipiche distinte associate a polimorfismi genetici nella famiglia del citocromo P450, ovvero i metabolizzatori lenti (PM), i metabolizzatori rapidi (EM) e i metabolizzatori ultrarapidi (UR)[6], individuabili mediante test di fenotipizzazione o tipizzazione genetica, a seconda delle quali va calibrata la terapia farmacologica da adottare. Di tutte le isoforme enzimatiche di citocromo P450 finora individuate, solo una piccola porzione comprendente gli enzimi CYP3A4, CYP2D6, CYP2C9, CYP1A2 e CYP2E1 agisce nel metabolismo dei farmaci[7]; fra queste l’isoforma più attiva è il CYP3A4, che costituisce circa il 30% dei citocromi P450 espressi nel fegato ed è responsabile del metabolismo del 50% dei farmaci attualmente esistenti[8]. modifica Interazioni tra farmaciMolti farmaci possono avere un effetto induttivo o inibitore dell’attività di una o più isoforme di citocromo P450, e questi fenomeni sono alla base, nella maggior parte dei casi, degli effetti compromettenti sull’azione terapeutica e degli effetti di tossicità derivanti dall’assunzione contemporanea di differenti principi attivi. Un effetto di inibizione dovuto ad interazioni fra due farmaci si manifesta quando entrambi sono substrati di una stessa isoforma di citocromo P450; in questo caso, il farmaco che presenta una minore affinità di legame sarà smaltito in un tempo superiore rispetto al caso in cui sia assunto singolarmente, provocando un effetto di sovradosaggio e quindi il manifestarsi di effetti collaterali tossici. Allo stesso modo, un farmaco può essere in grado di indurre, nel tempo, un aumento nella concentrazione e nell’attività di una o più isoforme di citocromo P450, diminuendo quindi il tempo di permanenza nell'organismo dei farmaci che ne sono substrati, e di conseguenza la loro azione terapeutica. L’effetto induttivo si manifesta più lentamente rispetto all’inibizione, in quanto agisce a livello di trascrizione genica e necessita quindi di maggior tempo per evidenziarsi[9]. modifica P450 negli animaliLo studio e la caratterizzazione biochimica delle isoforme di citocromo P450 negli animali sono mirati principalmente a definire il loro tipo di risposta metabolica agli stress da xenobiotici, in modo da poterli utilizzare come organismi modello nelle sperimentazioni di nuovi farmaci e nella ecotossicologia. Gli animali più studiati a questo fine sono i topi, i ratti ed i cani per le sperimentazioni farmacologiche e varie specie di pesci di fiume e di mare per quel che riguarda l’aspetto ecotossicologico. Molti studi sono stati condotti anche sugli insetti, poichè il citocromo P450 risulta coinvolto in molti casi di resistenza ai pesticidi. modifica Utilizzo come biomarkerLe caratteristiche di substrato specificità ed inducibilità dei citocromi P450, ovvero la loro espressione solo in presenza di un determinato substrato, rendono gli enzimi appartenenti a questa famiglia dei buoni indicatori della presenza di inquinanti xenobiotici nell’ambiente, e ne consentono quindi l’utilizzo come biomarkers. Le isoforme più utilizzate nella rivelazione di inquinanti delle acque sono quelle appartenenti alla famiglia CYP1 nel fegato dei pesci[10], che risultano indotte dalle classi più diffuse di contaminanti, come gli idrocarburi policlici aromatici (PAH), gli idrocarburi poliaromatici nitrati (NPAH), i policlorobifenili (PCB), le diossine (TCDD) ed alcuni pesticidi. L’utilizzo del citocromo P450 come biomarker presenta il vantaggio di poter abbassare il limite di concentrazione di inquinante rilevabile rispetto alle tecniche analitiche tradizionali, e consente inoltre di ottenere una risposta integrata nel tempo e nello spazio dell’esposizione dell’organismo bioindicatore al contaminante. Poiché l’effetto del contaminante può essere individuato anche in dosi subletali, prima della comparsa di danni irrimediabili agli organismi ed all’ecosistema, la variazione dei livelli di citocromo P450 può rappresentare un primo campanello d’allarme di una necessità di intervento di risanamento del sito esaminato. L’induzione del citocromo P450 può essere determinata indirettamente attraverso saggi di attività di altri enzimi appartenenti al sistema delle monoossigenasi a funzione mista, ed il più utilizzato a questo fine nei pesci è la 7-etossiresorufina-O-dietilasi (EROD), che catalizza l’idrolisi dell’etossiresorufina a 7-idrossiresorufina, un composto la cui fluorescenza è rilevabile attraverso analisi spettrofluorimetriche di fluorescenza[11]. La metodica di rilevamento fluorimetrica è accettata come standard ISO[12] per la valutazione dell’inquinamento delle acque da TCDD, PAH e PCB, ma è anche possibile rilevare direttamente il citocromo P450 mediante test immunologici come l’ELISA utilizzando anticorpi specifici per l’isoforma CYP1A[13]. modifica Bibliografia
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